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L’era degli AhiMè

Il nuovissimo modello dell’iPhone5

Fa abbastanza ridere vedere persone frenetiche e scalpitanti in coda davanti a un negozio. Tutti in trepidante attesa di venire in possesso dell’oggetto del momento. Tutti a chiedersi con ansia quale sarà la novità maggiore rispetto all’ultimo modello. Quanto costa. Quali nuovi applicazioni ci saranno. Quando si potrà finalmente avere tra le mani un esemplare di questo famigerato iPhone5. Anzi: AhiMè5.

Sono infatti due in particolare gli aspetti curiosi della situazione, legati fra loro. La prima è la perfetta inutilità della stragrande maggioranza delle sue funzioni. Applicazioni come “iBlackout”, un programma che a 0.79€ trasforma il vostro telefono in una torcia (neanche troppo performante). Oppure “iFart”, un programma gratuito inutile da spiegare: “fart” in inglese sta per “peto”. Inquietante la possibilità di registrare i propri suoni. O ancora “i-Birra”, un programma che, pagando, vi permette di “bere” una birra. (Non c’è più soddisfazione al bar?)

Ma anche applicazioni ben più utili e pratiche, come quello di pesare la pasta (indispensabile), o di ricordarsi di dove si abbia parcheggiato la macchina (del resto quante ne ho perse di auto in questi anni, abbandonate in qualche posto che non riuscivo più a rintracciare!).

Si trattano tutti di bisogni indotti, cioè di quelle necessità magicamente imposte (in questo caso) dal colosso Apple. Se prima non se ne sentiva certo la mancanza, ora sono stati fatti diventare, agli occhi degli appassionati (o meglio, degli stregati) delle necessità, senza le quali il cliente non si sente appagato.

Il secondo aspetto, e che spiega almeno in parte le folli code che si stanno creando fuori dai negozi, è l’esibizionismo. Quello a cui questi scalpitanti clienti ambiscono non è altro che acquistare l’Ahimè prima degli altri. Poterne usufruire prima degli altri. Poterlo esibire con orgoglio prima degli altri, sentendosi importanti e tecnologici.

Ma, in primo luogo, disporre della tecnologia non vuol dire affatto essere tecnologici. Anzi. La tecnologia infatti viene in questo caso imposta dall’alto, e chi ne fa uso ha spesso un atteggiamento ed una mentalità tutt’altro che tecnologica e scientifica. Inoltre, la sfrenata corsa esibizionistica verso l’esclusività delle irrinunciabili funzionalità dell’Ahimè è un vicolo cieco: ci sarà sempre qualcuno più “aggiornato” degli altri. E tale corsa è destinata sempre all’insuccesso ed all’inevitabile stess.

E’ alla luce di questi motivi che fa sorridere vedere clienti arrapati davanti ai negozi Apple, pronti, tra l’altro, ad elargire anche più di 700 euro, pur di poter sostituire, rigorosamente prima degli altri, il “vecchio e superato” modello. Che in tempi di crisi e di risparmi, non è poco.

Ma ognuno, del resto, è libero di spendere i suoi risparmi come vuole, ci mancherebbe. A qualcuno, per lavoro o per business, potrà anche servire. Quel che però è curioso constatare è che questi dannati smart-phone hanno spostato l’indicatore dello stress verso una ossessiva ricerca di nuovi bisogni ed applicazioni (di cui nessuno sentiva – e sente – la necessità), gareggiando con gli altri pur di stare sempre aggiornati. All’insegna del consumismo. Per questo i primi anni duemila verranno ricordati come l’era degli AhiMè. AhiMè, appunto.

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  1. morpheus78
    9 ottobre 2012 alle 16:29

    Parole sante, bisogni indotti da Apple = capacità di marketing colossali a cui vanno aggiunti la ‘pavoneria’ di molti individui che sfoggiano l’iPhone per fare invidia agli amici…

  2. Pancrazio
    28 settembre 2012 alle 14:59

    “Si trattano tutti di bisogni indotti, cioè di quelle necessità magicamente imposte (in questo caso) dal colosso Apple”: non sono d’accordo. E’ solo ed esclusivamente chi fa utilizzo di questo dispositivo in modo ossessivo che lo rende una necessità quasi morbosa. Non credo proprio che nessuno obblighi le persone a comprarlo. Personalmente penso che la politica di marketing della Apple sia una delle più efficaci al mondo, ma di certo non è colpa di un’azienda se una massa di pecoroni ha piacere nel buttare 800 euro per un telefono.
    Per quanto riguarda le app hai scritto “perfetta inutilità della stragrande maggioranza delle sue funzioni”, dipende cosa intendi inutilità; converrai certamente che è un’opinione piuttosto soggettiva. Ad ogni modo… ci sono degli sviluppatori che creano delle applicazioni, e per pubblicarle sull’App Store pagano una certa quota. Se io pago un canone annuo di tot euro per poter avere un mio spazio e pubblicare applicazioni è ovvio che vado a creare varie applicazioni, anche le più idiote, sia per diletto, divertimento, o nella semplice speranza di avere un tornaconto dei soldi che devo sborsare per avere le mie app pubblicate. Sta poi alla coscienza del consumatore valutare se spendere o meno del denaro per l’acquisto di una “fart app”.
    Per quanto riguarda il resto dell’articolo non posso che concordare. Viviamo in tempi strani, si da più importanza alla frivolezza e all’apparenza piuttosto che alle vere necessità. E la tecnologia è qualcosa di veramente straordinario: ci rende sempre più liberi e permette a miliardi di persone di condividere i propri pensieri e confrontarsi, ma allo stesso tempo ci rende sempre più schiavi di se stessa.

  3. Fubo
    28 settembre 2012 alle 12:55

    Il problema vero non è l’iPhone in sé, ma, come dici tu, quello che rappresenta, lo status symbol… l’andare a fare il figo mostrando l’iPhone, magari pieno di App completamente inutili (e spesso costose) salvo poi, quando bisogna fare qualche azione “avanzata” (m’è capitato l’altro giorno un tizio con l’iPhone 4s non in grado di scambiare semplicemente una foto con altri device), andare in panico e non sapere cosa fare.

    Detto ciò, io non sono assolutamente un haters della Apple, anzi… la adoro… tanto è vero che scrivo da un MacBook e possiedo un iPad, motivati però da un utilizzo ponderato (il Mac credo che per chi si occupa di grafica e simili sia un aiuto non indifferente e l’iPad, se sfruttato al meglio, è un vero e proprio capolavoro tecnologico, che ti permette di portarti in giro tutto ciò di cui hai bisogno, appoggiandolo al servizio iCloud)… rimanendo sul discorso “status symbol”, anche l’iPad ne soffre: vedo parecchia gente che lo possiede, ma lo usa solo per leggere il giornale, perché fa figo sfogliarsi il quotidiano col touch… vero… è comodo la mattina alzarsi ed avere tutto pronto (io ho l’abbonamento a La Repubblica e La Gazzetta dello Sport)… ma se l’unica cosa che fai è quella, comprati un tablet di livello (soprattutto economico) minore… lo pagherai di meno e risulta altrettanto funzionale…

    Chiedo scusa per la lunghezza esagerata del mio commento… spero quanto meno che il concetto sia chiaro 😀

  4. stefania
    28 settembre 2012 alle 12:40

    sagge parole…quanto e’ vero!!!

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