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Cittadini di serie B

Sbarchi a Lampedusa

La scelta delle notizie da presentare ai telespettatori ed ai lettori, si sa, è arbitraria. Ma di fronte alle proporzioni di un evento rispetto ad un altro, non ci dovrebbero essere troppi dubbi. Per esempio, tra la morte ipotetica di un automobilista ed una strage “alla Brevik” in cui sono coinvolte decine di persone, dovrebbe essere buon senso quantomeno anteporre, come priorità giornalistica, il secondo evento al primo.

Ma non funziona sempre così. L’altro giorno si è verificata l’ennesima tragedia in mare. Un barcone si è inabissato a pochi metri dal porto di Lampedusa. Secondo i superstiti sull’imbarcazione vi erano 136 persone. Tra loro donne e bambini. Per ora c’è un cadavere recuperato, 56 sopravvissuti, ben 79 dispersi. Le ricerche proseguono senza sosta. Secondo quanto comunicato dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma, il numero dei mezzi di soccorso intervenuti è stato imponente.

Ma è stupefacente constatare come, in molte testate italiane (basta verificare), la notizia fosse stata preceduta da ben più rilevanti fatti di cronaca. Anzichè aggiornare quotidianamente le drammatiche vicende di Lampedusa e dintorni, con dirette ed inviati per cercare di far luce sui 79 dispersi, ci tocca sentire tragedie del tipo: una ragazza accusa un malore in discoteca (chissenefrega), oppure una donna guida un’auto senza patente e finisce nel fiume (cavolacci suoi).

Dal Governo poi, solite belle parole di circostanza. «È importante non far finta di non vedere» è stato il secco commento del premier Mario Monti. (Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2012). Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri: il naufragio «è un fatto drammatico» ma poi aggiunge che quello dell’immigrazione clandestina «è un fenomeno epocale sul quale dobbiamo lavorare soprattutto con l’Europa, che deve starci vicina perché siamo molto esposti». (Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2012). Ma va?

E allora come mai non ne parlano all’Europa? Tra una trattativa sui soliti mercati, sugli aiuti anti-spread e vertici con uno o con l’altro leader, perchè non si solleva mai il problema, ormai costante, sempre più grave e divenuta (da tempo) una priorità da risolvere? La verità è che i drammi umani e sociali che riguardano le coste di Lampedusa non interessano nè ai media nè alle istituzioni semplicemente perchè non riguardano – o riguardano solo in parte – cittadini italiani, ma in genere nordafricani (in questa ultima vicenda tunisini). Per noi (italiani), è meglio un compaesano morto in autostrada piuttosto che un cadavere e 79 tunisini dispersi.

E’ un pò come quando, in una guerra sanguinosa, ad un certo punto muore un soldato italiano: subito l’Italia si ferma, celebra i funerali per il suo eroe, chiama i leader dei partiti a rendere omaggio e quant’altro, ignorando le altre centinaia di morti che sono avvenute prima nello stesso luogo e che avverranno dopo. Tradotto: la vita, e la sua importanza, dipende dal passaporto. Cittadini di serie B.

Valerio

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  1. pierpalla
    12 settembre 2012 alle 11:57

    pienamente d’accordo. Grazie per aver scritto quest’articolo e aver dimostrato che ancora qualcuno ha il coraggio di interessarsi per le stragi avvenute anche senza “il coinvolgimento di compatrioti” .

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