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Nessuno tocchi l’Ilva di Taranto!

Lo stabilimento dell’Ilva a Taranto

E’ divertente andare a ricercare le fantastiche argomentazioni – o presunte tali – portate avanti dagli esponenti dei poteri forti circa la necessità di non chiudere affatto e salvaguardare lo stabilimento dell’Ilva a Taranto, nonostante la sacrosanta ordinanza del gip Patrizia Todisco, secondo cui «Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Prendiamo i casi più esilaranti, anche se non è facile fare una selezione tra tutte queste perle.

Il ministro dell’Ambiente Clini, ad esempio, afferma che la chiusura dell’Ilva “condanna di fatto l’Italia ad una situazione di concorrenza sleale nei confronti degli altri Paesi europei, in quanto Francia, Germania e Polonia hanno normative in materia ambientale tali che per l’Ilva non vengono ritenute sufficienti” (Rainews, 12 agosto 2012). Ammesso anche che sia vero, il discorso non regge: il fatto che gli altri uccidono, mi rende automaticamente giustificato se uccido anche io? Da quel momento la legge in Italia cessa la sua validità?

Chicco Testa sul Foglio afferma che, se si chiude l’Ilva, ecco che allora bisognerebbe chiudere anche le autostrade, poichè luogo di incidenti e morti prevedibili. Peccato però che anche sulle strade esistano delle regole e dei divieti da rispettare. Se però uno viene beccato ubriaco o drogato al volante, tutti concordano che vada fermato e confiscata la patente, e che dovrà poi ripetere test ed esami prima di poter essere riabilitato alla guida. Se invece un’azienda viene fermata perchè chiaramente fuorilegge, però, è inaccettabile. Elementare, Watson.

Peggio ancora il ministro della salute Balduzzi, colui il quale dovrebbe tutelare l’ambiente e la nostra salute: “E’ vero, sì, che i dati riguardanti l’effetto dei veleni dell’Ilva sulla popolazione generale sono inquietanti, ma anche i problemi occupazionali incidono sulle condizioni di salute”. Infatti “la perdita del lavoro ha conseguenze negative sull’organismo e può costituire causa di malattia seria”. Incredibile, ma vero.

Il Giornale titola: “Meglio rischiare il cancro che morire subito di fame”. Ed il suo celebre editorialista Vittorio Feltri si chiede: “Meglio che qualcuno muoia lentamente di tumore o che tutti crepino velocemente di fame?”(Il Giornale, 15 agosto 2012). Del resto, è il sogno di tutti prendersi il cancro per sfuggire alla miseria. Ragionamento impeccabile. Ottima soluzione.

Mentre poi la ministra Severino chiede pateticamente l’acquisizione degli atti dell’inchiesta per verificare eventuali irregolarità (della serie: i sospetti sono tutti sui giudici, mentre dello stabilimento e dei suoi lindi ed angelici responsabili ci fidiamo a occhi chiusi), giornali e politici continuano imperterriti la loro campagna pro-Ilva. Come nel caso del Tav in Val di Susa, come nel caso delle intercettazioni Napolitano-Mancino, come sempre, del resto, al servizio dei potenti e delle lobby.

Il sottosegretario a Palazzo Chigi Antonio Catricalà afferma che il Governo farà ricorso alla Corte Costituzionale per “verificare se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale“. Dello stesso parere sono i portavoce della destra e della sinistra italiana: Alfano spiega che “la politica industriale la fa il governo e non la magistratura” (poi gli spieghiamo la differenza tra politica e rispetto delle leggi, cioè tra potere legislativo e potere giudiziario), mentre Bersani chiede “chiarezza” (ma di certo si riferiva al suo stato d’animo ed alle sue idee sempre un pò troppo confuse).

La realtà è che l’Ilva era da chiudere molto tempo prima. Ed ora che è saltata fuori la tanto temuta verità, non solo non si parla di far pagare la famiglia Riva ed i responsabili di anni di illeciti, ma tutti si scagliano contro l’ordinanza del gip, colpevole di aver fatto il suo dovere ed aver fatto rispettare la legge. Ora, va bene arrampicarsi sui vetri con argomentazioni surreali ed arzigogolate fino all’inverosimile per difendere gli interessi dei poteri forti, anzi, poteri morti. Ma non esageriamo!

Valerio

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  1. exmaturando
    24 agosto 2012 alle 19:17

    Ottimo articolo, Valerio.
    Saluti e complimenti

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