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Caro amico ti sfido

E’ da un pò che non mi capitava di scorgere una cartolina tra la posta ordinaria. Ormai capita sempre più di rado. Ed è un bene. Ho sempre pensato fin da piccolo che le cartoline inviate dagli amici o dai parenti durante i loro soggiorni turistici o vacanzieri avessero una connotazione negativa e che rappresentassero un motivo di sfida per il ricevente. Ecco perchè.

Quando uno invia una cartolina ad un amico, specialmente durante l’estate, in genere sa che verrà ricevuta quando l’amico si trova a casa. E sa anche che se l’amico è a casa è o perchè sta lavorando, oppure si trova lì perchè non può andare in ferie per varie ragioni (mancanza di tempo, soldi, problemi di salute ecc). Ora, inviare una cartolina dal mare o dalla montagna ad un amico che non può per sua sfortuna essere lì, non sa tanto di beffa?

Tanto più se, oltre a mandare foto di mari, spiagge, sole, hotel, rifugi, divertimento ecc, si prende pure la briga di scrivere che il posto è magnifico, che le giornate sono favolose, che si sta divertendo tantissimo. Ma per l’amico o il parente di turno costretto a casa, quanto gliene può fregare? Sembra piuttosto uno sfottò bello e buono, un atto di esibizionismo, una sfida, appunto: come vedi, caro amico, io me la sto spassando, e tu?

Le cartoline sono anche un business. Per il mittente, che deve perdere tempo, denaro e stress per scrivere e spedire, dovendo peraltro “selezionare” le persone meritevoli di un pensierino. Per i cartolai, che vendono migliaia di stupidi cartoncini a colori a prezzi esorbitanti rispetto ai costi di produzione. Per le tabaccherie, che si ritrovano una domanda extra di francobolli. Per le poste, che devono effettuare consegne tanto numerose quanto inutili.

E non scordiamoci le località turistiche. Sfruttando il folle business, ne approfittano per immortalare sui cartoncini delle immagini bellissime, invitanti, talvolta non rappresentative del luogo e ritoccate con photoshop, colorate, luminose. E con scritto a caratteri il più possibile leggibili il nome della località, che sembrano suggerire: venite da noi, allocchi. Della serie: paghiamo per fargli pubblicità.

Non basta quindi avvisare gli amici e i parenti prima o dopo la vacanza, e non durante? e soprattutto: non basta avvisarli solamente se li incontri o te lo chiedono espressamente? Non si spende niente, non si perde tempo, ci si gode appieno le vacanze, non si rinfaccia niente a nessuno ed si evita di rendere invidiosa la gente a casa. E’ di gran lunga la soluzione migliore. E senza ripetere questo atto di esibizionismo passato alla normalità.

Ma si sa, gli italiani sono un pò esibizionisti, troppo esibizionisti. Se è vero che il fenomeno cartolina si sta finalmente esaurendo, è vero anche che è ormai stato sostituito da altre forme simili di comunicazione. Tramite cellulari, o smart phone, per esempio, o dai social network, come facebook, dove l’esibizionismo può sfociare con maggiore libertà e dove trovano spazio quotidianamente fior fiori di protagonisti. Ma questa è un’altra storia – come diceva Michael Ende – e si dovrà raccontare un’altra volta.

Valerio

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  1. exmaturando
    16 agosto 2012 alle 22:23

    Sono un frequentatore di “Tempo Reale” di Repubblica e mi sono incuriosito del vostro blog seguendo il vostro link pubblicato oggi. Sono convinto che le opinioni siano come le braghe che indossiamo: ognuno ha le sue. Mi spiace, però, leggere palesi falsità frammischiate ad una serie di opinioni condivisibili o meno.
    Leggere di “migliaia di stupidi cartoncini a colori” è leggere un’opinione, ma il leggere “a prezzi esorbitanti rispetto ai costi di produzione” è subire una falsità.

    Quando un tabaccaio, o un cartolaio, desidera dotare il suo punto vendita di un assortimento di cartoline deve fare i conti con dei minimi di stampa per ogni soggetto paesaggistico che vuole vendere. Questi minimi sono generalmente oscillanti dai 2.000 ai 3.000 pezzi per ogni soggetto, confezionati in scatole da mille. Questo per ammortizzare, e diluire sul numero dei pezzi, il costo tipografico del cosiddetto “cliché” che viene fatturato (già ivato) a 70/80 Euro a soggetto. Poi vi è la fattura del fotografo, che d’intesa con il cliente sceglie i paesaggi da ritrarre, ed il suo relativo rimborso spese per la benzina, l’autostrada, il pranzo, etc., anche questa da diluire ed ammortizzare nel quantitativo di pezzi stampati. Il costo tipografico non è dato dal solo materiale usato per la stampa, ma anche dal costo del personale e dai costi di ammortamento dei macchinari e del “capannone” industriale. Calcolate le varie tasse da pagare, i costi sostenuti, le spese di spedizione ed aggiunta l’IVA si ottiene il prezzo al cliente tabaccaio che generalmente si stima in 0,42/0,45 Euro circa a cartolina.

    Se il nostro ipotetico tabaccaio volesse un assortimento di venti soggetti dovrebbe acquistare dalle 40.000 alle 60.000 cartoline. In quanti anni ammortizzerà l’investimento? E se uno o più soggetti, e solo quelli, incontreranno il favore del pubblico, ed andranno esauriti in breve tempo, quando dovrà ricostituire l’assortimento per renderlo ancora “appetibile” alla clientela? Per questi motivi il prezzo equo al pubblico di una cartolina si situa attorno ad un Euro.

    Anch’io da molto tempo non ne compro nelle località turistiche da me visitate e sarei proprio curioso di sapere le attuali “quotazioni” di mercato.

    Saluti.

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