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Defibrillatore santo subito!

La morte del giocatore Piermario Morosini durante un incontro di calcio ha richiamato l’attenzione sull’unico e vero problema che sta alla base della intera triste vicenda: la mancanza del defibrillatore in campo.

Sono tutti unanimamente d’accordo sul fermare tutte le partite, e magistralmente d’accordo che non solo è assolutamente necessario installare un defibrillatore ovunque si giochi una normalissima partita a pallone, ma addirittura che è quasi scandaloso che tutto ciò non sia ancora stato fatto, in virtù delle numerose morti sul campo da gioco. La FIGC, sull’onda di queste quantomai doverose critiche, ha quindi predisposto che tutte le squadre, dalla Lega Pro in su, dovessero attrezzarsene all’istante, pena l’impossibilità di proclamare il fischio d’inizio. (Esempio di sostenitore del defibrillatore)

Premettendo che nella procedura per risolvere il problema si riconosca il tipico marchio italiano: accade il fattaccio, mi lamento e mi scandalizzo, ma prima non ci avevo pensato! – l’intera vicenda ha del grottesco.

Anzitutto, le morti in campo sono un fenomeno più unico che raro: secondo una ricerca (Per approfondire) i casi da segnalare dal 1969 ad oggi sono 33, vuol dire 1,33 all’anno, facciamo anche 3, o anche 10, per includere eventuali casi tralasciati; ma considerando tutte le manifestazioni sportive (non solo calcio!) e in TUTTO il mondo. Ora, considerando che ogni anno si verifica un numero incalcolabile di eventi sportivi in tutto il globo (provate a fare mente locale!), si capisce come 10 all’anno sia veramente un numero ridicolo, da non prendere neanche in considerazione.

Inoltre, per il giocatore Morosini, gli esperti concordano sul fatto che la morte poteva avvenire in campo come sulle scale di casa sua (quindi fatalità), e soprattutto che aveva di suo alcune anomalie cardiache di natura ereditaria.

Utilizzando la stessa brillante logica dalla FIGC, anche le autoritò italiane dovrebbero allora adottare la stessa geniale soluzione, garantendo in tutti gli spazi pubblici (come centri commerciali, negozi, parchi giochi, stazioni, metropolitane e aeroporti, tutte le strutture sportive, ma soprattutto fabbriche e ambienti lavorativi) la presenza del famigerato defibrillatore.

Il problema è che il caso Morosini ha avuto la sfortuna (o fortuna?) di essere accaduta davanti alle telecamere e aver avuto ampia visibilità: di fronte a tutte le altre morti “non acclamate” dovute ad arresti cardiaci, la logica conclusione (a patto di aver sostenuto adeguatamente le visite mediche) non può che essere ricondotta ad una fatalità.

Un’ambulanza pronta ad un rapido ed efficace intervento, ed eventualmente un centro medico nelle vicinanze, è quindi più che sufficiente per un campo di pallone. Quindi, cari fan dei defibrillatori, lasciamo da parte l’ipocrisia, e pensiamo ai veri problemi dello sport, quelli che persistono da tempo, non quelli che, passata la bufera, ritornano mestamente nel dimenticatoio.

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  1. Fabio
    10 settembre 2012 alle 17:13

    “Un’ambulanza pronta ad un rapido ed efficace intervento, ed eventualmente un centro medico nelle vicinanze, è quindi più che sufficiente per un campo di pallone.”

  2. Fabio
    10 settembre 2012 alle 17:10

    <> .

    E’ proprio perchè sarebbe più costoso adottare la soluzione proposta sopra che, nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza, sarebbe utile almeno un defibrillatore.
    Sarà anche vero che i casi sono pochissimi, ma il fatto che magari si sarebbero tutti potuti risolvere con così poco, cambia i termini del problema (il mio è comunque un esempio).
    Mentre in altri luoghi (tipo centri commerciali, negozi, ecc..) la probabilità che il defibrillatore risolva il problema potrebbe essere nulla (il mio è sempre un esempio di caso estremo).
    Comunque provate a cercare “cassetta pronto soccorso obbligatoria” su un motore di ricerca.
    Il prossimo passo potrebbe essere quello di rendere obbligatoria la presenza di un defibrillatore automatico, accanto alla cassetta del pronto soccorso.

  3. La Logica Mente
    6 maggio 2012 alle 10:53

    Questo nuovo episodio conferma secondo me due aspetti:
    1) più che parlare di destino, direi che sembra molto probabile che negli ultimi anni il mondo dello sport sta conoscendo nuove forme di integratori, di doping se vogliamo, che a quanto pare cerano proprio scompensi cardiaci, ed è su questo che bisogna semmai approfondire ed in caso intervenire.
    2) Le domande nascono spontanee: dov’era il defibrillatore nella sua stanza d’albergo? Perchè il Coni da oggi in poi non impone di metterne uno in tutti gli alberghi e appartamenti dove vi sono sportivi? Perchè non si è fermato il mondo dello sport? Solo perchè non era italiano e non è morto in vasca mentre nuotava? Perchè niente minuti di silenzio?
    (Val)

  4. Marco
    3 maggio 2012 alle 17:31

    http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Nuoto/01-05-2012/dale-oen-muore-26-anni-fatale-arresto-cardiaco-911094385139.shtml
    sembra proprio che il destino si stia accanendo sullo sport… parlo di destino perchè per quanto il doping esista, e sia sempre esistito anche se nel passato ne erano ignari gli sportivi, questi casi sono veramente sfortunate fatalità

  5. Angelo
    26 aprile 2012 alle 10:49

    Interessante, ma faccio notere che negli ultimi anni i casi di attacchi cardiaci durante l’attività sportiva sembra essere davvero aumentato, soprattutto nel calcio.
    Non per dare ragione a Zeman, ma il sospetto che si stiano usando integratori o altri prodotti che creano qualche scompenso cardiaco agli atleti mi viene.

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